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DEPLOREVOLI DAZI USA: SIAMO TORNATI AGLI ANNI ’30?

by • 3 aprile 2025 • Attualità, In evidenza, OLTRE LA NOTIZIA di Pasquale FerraraCommenti (0)154

DEPLOREVOLI DAZI USA: TRUMP RIALZA IL MURO DOGANALE, SCATENANDO RITORNI GLOBALI
di Pasquale Ferrara

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Costa Paradiso, 3 aprile 2025 – Con un discorso infuocato, l’ex e nuovamente presidente Donald Trump ha annunciato l’entrata in vigore di nuovi dazi su auto elettriche cinesi, su acciaio europeo e su prodotti agroalimentari dal Messico, definendoli “un atto di giustizia per l’America tradita”. La mossa, già ribattezzata “Trump Tariffs 2.0”, ha scatenato ritorsioni immediate da Pechino, Bruxelles e Città del Messico, riaprendo ferite della guerra commerciale 2018-2020 e gettando ombre su crescita globale e stabilità geopolitica.

I “deplorevoli dazi” di Trump del 2 aprile 2025 rischiano di segnare una svolta storica: il ritorno a un mondo dove le dogane sostituiscono la diplomazia. Mentre la Cina accelera l’alleanza con il Sud globale e l’UE brancola nel caos, la domanda è: quanto durerà questa escalation? Per il segretario generale dell’ONU António Guterres, “siamo a un bivio: cooperazione o conflitto permanente”. La speranza è che, come nel 2018, il buonsenso prevalga prima del collasso.

IL RITORNO DI “AMERICA FIRST”, MA CON PIÙ AGGRESSIVITÀ
Il pacchetto tariffario, firmato da Trump con l’Executive Order 144, colpisce 12 settori strategici, dall’energia pulita alla microelettronica. “Per decenni, i nostri alleati e rivali hanno derubato l’America. Ora pagheranno”, ha tuonato Trump.

A differenza dei dazi del 2018, però, questa volta le tariffe sono mirate e retroattive: si applicano anche a contratti già stipulati, lasciando poche vie di fuga alle multinazionali. “È un salto nel vuoto: viola gli accordi WTO e minaccia le catene di fornitura globali”, accusa Mary Lovely, economista del Peterson Institute.

DA BRUXELLES A PECHINO, LA RISPOSTA È IMMEDIATA
Entro poche ore dall’annuncio, la Cina ha reagito con dazi sul cotone USA e blocco delle importazioni di carne bovina, colpendo stati chiave come Texas e Kansas. L’UE non è stata da meno: il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha approvato tariffe su succhi d’arancia Florida e su software made in USA, mentre il Messico ha alzato i dazi sul mais statunitense.

ECONOMIA IN TRAPPOLA: CHI CI RIMETTE?
I primi segnali di caos si vedono già:
Borse in picchiata: Wall Street chiude a -4%, Francoforte -3,5%.
Bloccati 120 container di auto Tesla Shanghai al porto di Long Beach.
Crollo del prezzo del cotone USA a Chicago.

Siamo sull’orlo di una nuova recessione”, avverte l’economista Nouriel Roubini. Ma per i sostenitori di Trump, come il senatore repubblicano Josh Hawley, “è una medicina amara necessaria: l’America deve smettere di finanziare i suoi rivali”.

RESTARE NELLA NATO O SFIDARE TRUMP?
L’UE è divisa: Francia e Polonia spingono per dazi ancora più duri, mentre Germania e Olanda temono ripercussioni su settori come la farmaceutica, dove il 40% degli ingredienti attivi arriva dagli USA. Intanto, la Commissione europea valuta di portare gli USA al Tribunale WTO, ma i tempi tecnici (2-3 anni) rendono la mossa simbolica.

Trump sta sfruttando la nostra frammentazione”, ammette un diplomatico UE sotto anonimato. “Senza una risposta unitaria, pagheremo tutti il conto”.

SIAMO TORNATI AGLI ANNI ’30?
Alcuni storici paragonano la situazione al protezionismo post-1929: “I dazi reciproci alimentano solo povertà e risentimento”, avverte il Nobel Paul Krugman. Altri, come l’ex stratega di Trump Steve Bannon, esultano: “Finalmente l’America combatte per sé stessa”.
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Articolo a cura della redazione di Costa Paradiso News. Immagini: Reuters, AFP, elaborazione interna.

Riproduzione riservata ©

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Redazione Costa Paradiso News
3 aprile 2025 alle 11:45

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